il vento raccoglie storie ovunque, le porta con sè, oltre i confini.

Forti e libere.
Non un merchanding coi lividi, molto redditizio per le nuova patriarche. Si, esatto: patriarche, al femminile. Donne che controllano le donne.

Al di là del Buco

13164_10203891288257379_7530673430495546706_nPer questa giornata io, Angela Azzaro e Anna Paola Concia, abbiamo voluto mettere giù quel che pensiamo. Per raccontare la forza delle donne, contro le professioniste del vittimismo. Scritto a sei mani, eccovelo. Buona lettura!

>>>^^^<<<

Care ragazze, non ascoltate le professioniste del vittimismo.

Care giovani donne, care amiche oggi è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Ne sentirete di tutti i colori, colori viranti perlopiù al grigio e al nero. Sarà una giornata in cui si offre uno spettacolo osceno a voyeur e feticisti del dolore. Noi speriamo che passi presto. Speriamo di sopravvivere alla condivisione superficiale, via social network e via tv, di immagini di donne picchiate, brutalizzate. È la rabbia il nostro sentimento prevalente, perché a postare quelle immagini terribili sono spesso donne forti e libere. Donne che inibiscono la crescita altrui insistendo sulla linea del terrorismo psicologico: invece che raccontarci come hanno fatto a…

View original post 618 altre parole

Annunci

Ophelia's cry

Vi son mai capitate quelle recensioni che, una volta lette, vi lasciano basiti? Sì, quelle che ti fan pensare che o tu e chi l’ha scritta non abbiate visto lo stesso film o che qualcuno non abbia capito niente del film e quel qualcuno non sei tu? Ecco, questa è una di quelle volte.

Ora, se vi siete persi i miei precedenti articoli sul femminismo –qua e qua-, vi consiglio di leggerveli, perché presumo che saranno abbastanza di aiuto per capire ciò che segue.

maleficent-2014-film-posters-16Il film in questione è Maleficent. Spero che l’abbiate visto e, se non lo avete fatto, fatelo o leggetevi la trama, perché è l’unico modo per capire ciò che dirò.

Allora, in soldoni il film è la rielaborazione dark della fiaba della Bella Addormentata –che non era già abbastanza dark di suo, no?-, cosa che va molto di moda al momento: Cappuccetto…

View original post 8.190 altre parole

Nonostante le meraviglie della scienza moderna, tocca ancora mangiare per vivere.
Si, lo so è una triste realtà, retaggio di uno stomaco ancorato a bieche tradizioni patriarcali, che ci impedisce di realizzarci e ci tiene incatenati tutti a una dipendenza.

Dunque, tocca adeguarsi.
Esistono i fiocchi rosa per lei, i fiocchi azzurri per lui, i Parcheggi Rosa, le Quote Rosa, il Taxi Rosa, la Corsia Rosa, il Pronto Soccorso Rosa, il Bus Rosa, i Centri Rosa, il “TuttoRosa”, pare il mondo della Barbie…. anzi no, che la Barbie è espressione del PatriarcatoBLU, dovremmo fare un corteo per toglierle il diritto al Rosa.
In questo mondo TuttoRosa, non poteva mancare il RistoranteRosa.
Perché le donne mangiano diverso, evidentemente.
Addentano diverso.
Masticano diverso.
Deglutiscono diverso, con saliva diversa (rosa, probabilmente).
Hanno stomaci diversi, succhi gastrici rosa, intestini rosa.

E la fanno rosa, che profuma di rosa.

E mangiano pure cose diverse, evidentemente.
Chè c’è il peso giusto, la cottura giusta, secondo la congiunzione astrale giusta, nella combinazione giusta, con proprietà organolettiche giuste, tutte cose Giuste e Rosa.
Ti devi far dare l’elenco, di tutte ‘ste cose commestibili Rosa che la Enorme Madre ha deciso essere giuste per la tutela del corpo delle donne.
Si sa, siamo mentecatte, capaci che ci mangiamo una roba da maschio e poi diventiamo oggettificate.

Io non lo sapevo perchè sono molto primitiva.
Talmente primitiva che mangio quel che mi va, nella quantità che stomaco e cervello hanno patteggiato essere come “sufficiente ed opportuna”, qualunque cosa ne pensi la Enorme Madre.
A parte i ravanelli, quelli non mi piacciono.

Tuttavia, un dubbio mi rimane.
Perché in realtà, secondo me, nei Ristoranti Rosa le Donne Rosa si ritrovano e scafonano esattamente come  le Persone, e fanno pure la scarpetta nel sugo.
Solo che non vogliono farlcelo sapere, che sono uguali a noi.

E poi, come tutte le cose “da donna Rosa” te lo possono far pagare di più: le robe per femmina sono un brand che va alla grande.

Fonte:

http://elitedaily.com/life/culture/womenonly-restaurants-trending-world/

Avete presente una tavoletta Ouija?

Essa fa parte del kit di dotazione minima della “donna donnissima femminista perfetta”, anche ed in virtù della eredità delle streghe che son tornate.

Essa, la tavoletta, è abitata dallo spirito della Enorme Madre: si pone una domanda,  e la tavoletta risponde su come si sentono Caia e Sempronia. Riferisce cose che nemmeno Caia e Sempronia sanno di loro stesse: cosa pensano, come vivono, dove si trovano.

Intanto,  mentre alcune fortunate possiedono la magica tavoletta, e s

ono pertanto illuminate dalla vera sapienza, gira con un virale pazzesco #womenagainstfeminism.

Foto di donne che, ognuna per sè, raccontano attraverso un cartello,  come e perché non si sentono rappresentate da un certo tipo di femminismo.

Povere tapine che hanno l’ardire di volersi raccontare da sole. Che si autodeterminano facendo la casalinga e senza sentirsi oppresse.

Che vogliono mettersi in bikini, trikini, no-kini secondo come gli gira.

Che non si sentono inferiori nè superiori ai maski e che (e qui all’Enorme Madre è venuto un coccolone) ritengono i maski uguali alle donne.

Di fronte a questa cosa,  l’ Enorme Madre non ci sta. Chiama a raccolta le Sacerdotesse della Grande Chiesa, e spiega che così non va proprio bene.

Quelle tipe lì, dei cartelli, sono difettose.

Hanno letto i libri sbagliati. Se hanno letto quelli giusti, non li hanno capiti.  Se non hanno letto nulla, non possono parlare. Parlano così perchè di violenza non sanno, e se sapessero ci farebbero vedere i lividi, le ferite, e la Tac del Pronto Soccorso, chè mica è concessa superarla la violenza.  E se sei vittima,  devi restare nel brand “vittima” a tempo indeterminato.  Che tra l’altro,  è il solo lavoro a tempo indeterminato che trovi.

Vanno risanate, ste deficienti.  Richiamate all’ordine, rimesse in riga. Son tutte sbagliate.

L’ha detto la tavoletta Ouija,  e dentro la tavoletta ci sta L’Enorme Madre,  che non può sbagliare.

Deve essere una cosa fichissima la tavoletta Ouija. Io non ce l’ho,  e se anche ci provassi,  a me non risponderebbe,  son troppo stonata rispetto al coro.

A me, ad esempio,  pare una cosa degna del più bieco veteropatriarcato che qualcuno mi dica cosa pensare,  e con chi schierarmi, con che femminismo pensare.

Chi se ne importa se non riesce a raccontare pure me.

Io la pretesa di raccontare gli altri non ce l’ho, ma son io che sbaglio,  certo.

Per fortuna c’è anche un altro femminismo che 2 domande se le fa,  e cerca di capire come mai milioni di donne non hanno più modo di trovare uno spazio di narrazione. Che si chiede cosa è successo e se e come si è sbagliato. Che mi permette di suggerire parole per descrivere anche me.

Un femminismo senza tavoletta.

Per fortuna.

La natalità in Italia è in diminuzione. Lo denuncia in un articolo (su Io donna di sabato 19 Luglio) la signora Terragni. Le cause sono molte. Sicuramente ci sono cause di natura, diciamo cosi, pratica, come è stato ben evidenziato nell’articolo.

Mancanza di lavoro

Inaccessibilità al mutuo e quindi alla casa

Instabilità economica, precarietà, sfiducia.

La decisione di procreare spostata avanti nel tempo, in una età (31.4 anni) che vede crollare le possibilità di successo nell’avviare una gravidanza (l’articolo riporta un calo drastico del 60-70%, ma non trovo la fonte del dato)

E poi, ancora, un calo della fertilità da imputarsi all’inquinamento, alle brutte abitudini alimentari, e ad alcune cattive abitudini comportamentali/sanitarie. Sembra che – anche qui, forse per motivi di spazio, non è riportata la fonte – questa infertilità riguardi soprattutto la parte maschile della popolazione.

Tutto ciò sembra contrastare con la revisione della legge della fecondazione assistita, che sdogana – ce l’ha chiesto l’Europa – anche il ricorso alla eterologa. Una revisione improntata a facilitare la natalità, parrebbe. Ma per aumentare la natalità non basta, senza altri correttivi.

Poiché non è immediato agire sui fattori di economia sociale, per via dei costi, del patto di stabilità, della crisi generalizzata e quanto altro, un passo possibile nel breve periodo si suggerisce possa essere quello della educazione alla procreazione e ipotizzare una visita andrologica obbligatoria.

Questo, immagino, perché si presume che le donne dal ginecologo ci vadano con più regolarità, e gli uomini non vadano dall’andrologo, ma non saprei per certo, poiché non ho dati a disposizione. Certo, visti i ticket sanitari, penso che anche molte donne facciano davvero molta molta fatica a fare della buona prevenzione.  Le visite costano, sia agli uomini che alle donne. E mancando il lavoro non te le puoi permettere, non si capisce perché dovrebbero diventare obbligatorie – e magari a pagamento – solo per alcuni. Per fortuna le donne possono ancora contare su qualche screening gratuito, ma solo dopo una certa età (e in pieno picco di calo della possibilità di restare incinte).

Tuttavia, secondo me, imporre una visita è un po’ invadente; io ad esempio mi sentirei violata se fosse la legge ad obbligarmi ad andare dal ginecologo. Come se la legge potesse decidere che DEVO avere figli se donna, o non restare celibe pena una tassa se uomo, come nel Ventennio di B!!! (Benito, non   Berlusconi)

Manca anche informazione, tra l’altro, secondo me. Manca educazione alla prevenzione, ed alla possibilità di vivere liberamente la propria sessualità, e goderne in una ottica non necessariamente procreativa.

Ho pensato che potessero esserci anche altre cause, ma sono solo mie considerazioni personali. Qui non riporto i dati, non per mancanza di spazio, ma proprio perché non li ho. Quindi valgono, queste riflessioni, semplicemente come opinione personale, non veicolano l’idea di uno schieramento, o partito, o fazione, anche perché non sono iscritta, non ci lavoro, e nulla mi rispecchiano. L’unico vantaggio è che ciò che penso, con tutta la fallacia del caso, non rappresenta il parere di altri da me di cui, parlando, potrei farmi portavoce. Se sono opinioni sbagliate, sbaglio da sola e “mi coriggerete”.

Ho pensato, dicevo, che possano esserci altre cause.

Le donne non si riconoscono più nel ruolo di madre come destino.

Le donne non desiderano più dedicare parte della loro vita ai compiti di cura

Le donne hanno imparato a regolare la loro sessualità, magari solo in funzione del piacere

Le donne mettono in primo piano la realizzazione personale che non contempla necessariamente la maternità

Gli uomini non vogliono figli, forse poiché non si vedono coinvolti, dalla legge, alla pari delle loro compagne, vedi, ad esempio, i congedi di paternità o quel che succede in ambito di separazione, dove qualche discrepanza tra padri e madri rimane. Siccome una coppia separata la conosciamo tutti, sappiamo che non entrambi ottengono le stesse cose, e nemmeno i figli ottengono equità, visto che hanno un genitore che vedono di più e con cui vivono – e di cui condividono la residenza – che acquista e sceglie per e con loro, e uno che vedono di meno, ad orari fissi, che contribuisce, ma a distanza e in modo indifferenziato.

E a proposito del congedo obbligatorio di maternità, perché non chiamarlo “congedo di genitorialità”, che almeno sarebbe rispettoso anche per le coppie LGBT, e dare facoltà alla coppia di gestirlo nei modi e nei tempi?

O forse, semplicemente, fare figli è una delle tante opzioni della vita

Vero è che la società dovrebbe metterti in condizione di poter compiere questa scelta in tutta serenità: con asili nido gratuiti, accessibilità alle cure gratuite per tutti, istruzione gratuita per i figli – ad esempio – chè verso di loro si hanno responsabilità. Vero è anche che la società non dovrebbe contrastare la decisione di NON avere figli. Garantendo l’accessibilità alla interruzione di gravidanza, ad esempio. Garantendo informazione ed accessibilità anticoncezionale.

E riflettendo anche sul fatto che una genitorialità, con oneri ed onori derivanti, non può essere imposta né alle donne, né agli uomini.

 (da IODonna, allegato al Corriere della Sera)

indietro TETTA

937_001

Questa è una pubblicità degli anni 20, più o meno.
Quelli del patriarcato, prefemminismo etc etc…

fino-a-quando-allattare

Questa è attualità.
Quella in cui devi essere madre, in quanto donna, in quanto bipede da tutelare.

 

Son soddisfazioni, il progresso.

Oggi ho scoperto qualcosa di me.
Ho scoperto che non mi fanno effetto alcuni odori che “in quanto donna” dovrei obbligatoriamente individuare a migliaia di km di distanza.
Non sento l’odore di bambino, il profumo di neonato.
Quello che dovrebbe mettere in moto gli orologi biologici, le sveglie ovariche, i Rolex dell’utero.
Quello che sa solo di buono, ovviamente.

Ho fatto degli esami, sa mai che sia malata.
Pare che il mio naso funzioni, e che tutto l’ambardam cerebrale che interpreta i profumi sia a posto.
Riconosco la mela grattugiata ed il borotalco, distinguo l’ammorbidente coccoloso dalla trielina, capisco la differenza tra latte e bagnacauda.
Non mi inganna la crema idratante, so cosa sia e che profumo ha, e non mi viene spontaneo usarla per scopi anomali o improbabili o illegali.
Riconosco e distinguo pure l’odore dei prodotti di scarto – diciamo cosi – corporei, da qualunque orifizio escano…. ed ecco se proprio vogliamo non mi riesce davvero di etichettarli come “buoni”.

Eppure, stando al manuale di regole “Cose che devi essere e fare se sei davvero donna”, sono un caso patologico.
Ad esempio, in presenza di questi profumi ed odori non mi viene da piangere.
Non maledico il destino avverso e qualunque dio cinico e baro non mi abbia finora indotta a procreare.
Non provo l’irrefrenabile impulso di fiondarmi a misurare la temperatura basale, che magari stasera è la volta buona.
Niente. Pare sia un caso gravissimo, il mio, perché nemmeno mi parte il sospiro da “non vedo l’ora che tocchi a me”.

Mi chiedo se questi richiami siano universali.
Magari sono odori di bambini occidentali, e il mio naso è più cosmopolita, quindi non si adatta a restrizioni culturali.
Dovrei leggere meglio il manuale di “Cose che devi essere e fare se sei davvero donna”, perché probabilmente da qualche parte c’è scritto che tutte le donne, in tutto il mondo, in tutti i tempi, in tutti i modi devono rispondere alle stesse regole.
E agli stessi odori.